A tu per tu con un caffè

Oggi pensavo a cosa avrei potuto scrivere sul nostro blog tutto dedicato al caffè. E stamattina mentre facevo colazione con il mio Sao Paulo – il mio caffè preferito – ho pensato che al posto di una ricetta o di un evento, vi avrei potuto raccontare una piccola parte di me.
Ho intavolato il mio monologo alle h 7.20; unico spettatore: il caffè che stavo bevendo.
Alla fine della tazzina avevo capito cosa scrivere.
Questa volta vi parlerò di me, di quella strana sensazione che mi pervade in questo periodo e di quanto mi faccia riflettere sulla priorità delle cose.
Tempi strani questi. Tempi duri. Il covid-19 si sta impossessando del nostro mondo, e ora dopo ora se ne ruba un pezzo. Ogni giorno sempre di più.

Asian women drinking coffee and wake up in her bed fully rested and open the curtains in the morning to get fresh air on sunshine

Covid-19, un mostro che non siamo ancora riusciti a sconfiggere.
Ci rinchiudiamo nelle nostre case e lavoriamo da lì. Ci nascondiamo. Lo evitiamo.
Abbiamo messo in piedi dei nuovi meccanismi di vita. Abbiamo ritarato tutti i nostri equilibri personali e familiari.
Siamo bravi noi uomini ad adattarci alle cose, in fondo. Ci mettiamo un attimo ma ci adattiamo.

Io mi alzo al mattino, mi lavo, mi vesto e accendo la macchina del caffè.
Mi siedo da sola in cucina, perché sono sempre la prima a svegliarmi e amo quel momento tutto mio nel quale posso aprire la finestra, guardare le azalee che stanno sbocciando, gli uccellini che cinguettano nel prato e quei raggi di sole flebili che ancora non riescono a scaldarmi ma sono lì, loro ci sono.
Prendo la tazzina calda e la stringo tra le mani, ogni mattina. Il sapore del caffè, il suo aroma… sono così rassicuranti.
Loro non sono cambiati e ogni giorno mi ricordano che torneremo alla normalità e che mentre il mio Sao Paulo resterà sempre il mio adorato Sao Paulo, io invece cambierò ancora, ancora e ancora, e non sarò più la stessa.

Questa emergenza sanitaria in fondo ci sta costringendo a rivedere le nostre priorità e a metterle in fila, una dopo l’altra.
Famiglia: la diamo così tanto per scontato! Prendete me: amo mio marito, adoro i miei bambini. Vivo di loro e aspetto il weekend per godermeli.
E invece ora li ho qui, ogni giorno. Mentre io e mio marito lavoriamo i bimbi giocano, ridono, ballano… vivono. E vederli vivere credo sia la cosa più bella del mondo.

Lavoro: fondamentale per vivere. Se penso alla ferita che il coronavirus sta lasciando sul corpo così forte e bello della nostra Italia, rabbrividisco. Lo scossone che stiamo dando all’economia sarà duro da contrastare. Ognuno di noi è chiamato a fare del proprio meglio per tamponare la ferita, curarla, prendersene cura.
Ma devo ammettere che il lavoro in molti casi si può fare anche così, da remoto. Il senso di responsabilità fa da padrone, la volontà tutto il resto. Ed il gioco è fatto.

Vita: Prima e dopo il lavoro…. quello che ci piace. Dalla mia colazione con vista giardino ad un allenamento in casa con un tapis roulant. O il prendersi cura di sé… o cucinare.
Ma quanto stiamo cucinando? Rispolveriamo tradizioni, ricette. Abbiamo tempo per metterci ai fornelli e sperimentare. Un modo unico e diverso di amarsi e di amare i propri familiari.

Famiglia, lavoro, vita… tutto sta cambiando, tutto è più intenso. Forse anche più equilibrato e giusto.
Mi chiedo se, una volta finito tutto questo, ce ne ricorderemo.
Se potrò ancora alzarmi e assaporare il mio caffè davanti alla finestra prima di accendere il pc e mettermi al lavoro.
Mi chiedo se potrò godere della mia famiglia così, perché indietro non si torna e tutto ciò che è perso se ne va con o senza di noi.
Mi chiedo se potremo ancora lavorare in questo modo, ognuno nelle proprie case laddove possibile, lasciando comunque la nostra impronta proprio come fossimo in ufficio.
Mi chiedo come sarà abbracciarsi o rivedere gli amici, i colleghi, la gente libera.
Caro coronavirus ti stai portando via una parte gigante del nostro Paese, hai rubato la nostra libertà ma non potrai mai mai e poi mai rubare le nostre priorità, il nostro modo di amare e la nostra capacità di capire che forse abbiamo sbagliato molte cose. E di certo io non sbaglierò ancora quanto tutto questo sarà finito.
E così domani mattina brinderò ancora con la mia tazzina di caffè nella speranza che il numero delle vittime cali e nella certezza che questa reclusione forzata possa essere istruttiva per tutti, per ricordarci di non sbagliare troppo, di nuovo.

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